L'intervento del senatore D'Alì
Perché Copenaghen funzioni si deve abbandonare Kyoto
Le posizione espresse in queste ultime settimane dai Capi di Stato delle principali potenze mondiali, la recentissima decisione della Corte Ue sulle quote di gas serra e l'ulteriore iniziativa del Pres. Berlusconi confermano quanto da tempo abbiamo portato all'attenzione del dibattito politico-ambientale: e cioè che il Trattato di Kyoto era sbagliato nei presupposti e ancor peggio nei meccanismi.

Le posizione espresse in queste ultime settimane dai Capi di Stato delle principali potenze mondiali, la recentissima decisione della Corte Ue sulle quote di gas serra e l'ulteriore iniziativa del Pres. Berlusconi confermano quanto da tempo abbiamo portato all'attenzione del dibattito politico-ambientale: e cioè che il Trattato di Kyoto era sbagliato nei presupposti e ancor peggio nei meccanismi, e che il nostro Paese in particolare si è esposto ad oneri impropri ed insostenibili per una semplice volontà di apparire voluta dalla sinistra ambientalista fondamentalista. E' chiaro quindi che ogni possibile accordo da discutersi a Copenaghen dovrà abbandonare la via di Kyoto sancendone il fallimento (lo ha dichiarato stesso Obama) e di intraprendere una via più concreta e razionale dimensionata sulle caratteristiche della realtà industriale ed economica dei singoli Paesi e molto verosimilmente potrà portare all'elaborazione di impegni assunti in autodeterminazione da ognuno di essi. Questa posizione più volte ribadita non solo dagli Stati Uniti ma anche da Cina India Brasile e così via è oggi confermata dalla sentenza della Corte UE anche con riferimento agli stati membri dell'Unione.
Su questo peraltro non possiamo non aggiungere la necessità più volte ribadita, anche a costo di sprezzanti e snobistiche critiche, di una revisione del dato scientifico in ordine al riscaldamento globale e alle sue cause. Se dovesse infatti confermarsi il dubbio da più esponenti della scienza espresso che il riscaldamento globale non è principalmente dovuto alla causa antropica, che i maggiori rischi per la salute degli abitanti del pianeta non derivano dalla C02 e che addirittura è possibile una ripresa della variazione verso il basso della temperatura globale allora diverrebbe chiara la direzione verso cui mutare presupposti e decisioni di ogni accordo fin ad ora velleitariamente mirato a voler determinare col semplice ed onerosissimo intervento umano le variazioni della temperatura del globo. La proposta oggi è allora quella di investire in politiche di adattamento e di ricerca sulle nuove energie le risorse che inutilmente per ora siamo obbligati a destinare per l'acquisto dell'aria pura di carta che per il nostro Paese rappresentano un costo secco senza alcun utile ritorno. Come riportato dal Sole 24ore, 550 milioni per il solo 2009, 840 ed oltre per ogni anno sino al 2012 sono cifre che se destinate alla ricerca e agli investimenti di salvaguardia del territorio in termini di adattamento ai mutamenti climatici potrebbero definitivamente riportare il nostro Paese all'avanguardia di una vera e concreta politica ambientale.
Sen. Antonio d'Alì
Pres. Comm.ne Territorio Ambiente e Beni Ambientali Senato della Repubblica
Sen. Antonio d'Alì
Pres. Comm.ne Territorio Ambiente e Beni Ambientali Senato della Repubblica